Giovedì, 24 Maggio 2018

Gio’ Pomodoro: un artista illuminato dalla scultura alla gioielleria

“Con la mostra ospitata presso il Museo del Gioiello, viene celebrato il grande scultore e la sua essenza”, afferma nell’intervista Bruto Pomodoro

Gio’ Pomodoro: un artista illuminato dalla scultura alla gioielleria

Continua fino al 19 settembre la grande esposizione ospitata al piano terra del Museo del Gioiello di Vicenza, in Basilica Palladiana, con protagonisti “I gioielli di Gio’ Pomodoro: il segno e l’ornamento” curata da Paola Stroppiana.
La mostra, che presenta circa 60 opere dai primi anni ’50 alla fine degli anni ’90, è un omaggio al Maestro marchigiano, orafo, incisore e scultore tra i più grandi del XX Secolo.
A 16 anni dalla sua scomparsa, l’esposizione è un’occasione per portare all’attenzione del pubblico il contributo del grande scultore alla moderna concezione di gioiello d’artista, opere d’arte di rara bellezza.
“Mio padre è stato un artista a tutto tondo, e questa mostra lo rappresenta in particolare riferimento alle opere realizzate per l’oreficeria.”- Racconta Bruto Pomodoro, figlio dell’artista – “ In esse, il design incontra il mondo del gioiello, come raramente accadde nella storia di questo settore. Spesso, infatti, si tende alla standardizzazione di gusti e stili. Al contrario, nel secondo Dopoguerra, alcune grandi case orafe chiesero ad artisti come Arnaldo e Gio’ Pomodoro di dare un’impronta differente e meno classica alle proprie creazioni. I due fratelli vennero così incaricati di cercare anche altri giovani talenti nel mondo delle arti, affinché si applicassero a questa nobile causa.

Tra le opere esposte molti gioielli provenienti da collezioni private e alcuni esemplari esposti al Guggenheim di New York nel 1994: gioielli raffinati, eclettici e futuristici ieri come oggi.
“Uno dei punti di forza di mio padre fu proprio la capacità di spaziare tra le arti con una modernità intrinseca nella sua stessa essenza. Il suo fu un viaggio nel tempo dal gioiello alla scultura, basti pensare che i fondamenti di torsione di volumi euclidei che applicava nelle sue opere negli anni ’70, oggi è alla base di alcune progettazioni architettoniche di caratura internazionale.
Fu un precursore dei tempi, anche in gioielleria. Non progettava gioielli come riduzioni della scultura, ma perché questi oggetti d’arte fossero indossati, unendo così il design alla tecnica orafa di cui era padrone e alla portabilità”.

La mostra è realizzata grazie alla collaborazione con l’Archivio Gio’ Pomodoro e presenta alcuni gioielli provenienti da tutto il mondo per illustrare al meglio le diverse fasi della sua ricerca e leggerne l’evoluzione stilistica. Nel campo delle arti orafe, infatti, la ricerca di Pomodoro ha raggiunto esiti altissimi a partire dagli anni ‘50, quando i suoi gioielli testimoniano il passaggio dal figurativo all’Informale, sino agli esemplari in lamina d’oro puro sbalzato e fusione nell’osso di seppia, tecnica antichissima in cui Pomodoro insieme al fratello Arnaldo fu grande esperto. E poi il geometrismo degli anni ‘70, tra elementi meccanici e cromatismi di smalti e pietre colorate, fino agli anni ‘80 con i riferimenti alla cultura classica e alle nuove sperimentazioni degli anni ‘90 sulle pietre dure.

Non solo materiali pregiati: “Dagli anni ’70 Gio’ Pomodoro iniziò ad usare meno l’oro, il platino e le più classiche gemme come smeraldi, rubini e zaffiri. Il suo obiettivo era quello di sperimentare nell’oreficeria, creando gioielli di design accessibili su più larga scala. Da qui l’utilizzo di pietre come la malachite o il lapislazzulo, all’epoca veramente poco utilizzate, di meno maglie d’oro in favore di fili di seta o nylon, degli smalti con una particolare tecnica francese risalente al ‘700 e di altri oggetti di uso comune, anche di origine animale, a riportare il valore del gioiello ad una chiave tribale, ornamentale, antichissima. Per lui, insomma, qualsiasi cosa poteva diventare gioiello”.

L’esposizione si colloca nel prestigioso contesto del Museo del Gioiello, a sua volta inserito all’interno degli spazi della Basilica Palladiana. Una location ideale per ospitare le opere di Pomodoro, come sottolinea Bruto: “Quelli del Museo del Gioiello sono gli spazi ideali per le creazioni di mio padre. Un filo conduttore unico e spesso le avvicina e fa viaggiare all’unisono. Se, infatti, le sale del Museo sono quelle medievali della Basilica, in un armonioso crescendo temporale e architettonico che parte dal piano terra fino alla parte superiore rinascimentale con l’impronta di Andrea Palladio, genio assoluto dell’Architettura, d’altra parte in esposizione si racconta la vera essenza di Gio’ Pomodoro, umanista tra le arti e nel tempo, che seppe unire design, oreficeria, classicismo e avanguardie”.

Un’occasione straordinaria da non lasciarsi sfuggire dal martedì a venerdì con orario 15.00 – 19.00 e nel weekend dalle 11.00 alle 19.00.
Per l’acquisto dei biglietti, si può procedere anche online

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